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Albergo diffuso e turisti "permeabili"

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Stavolta passiamo a un argomento un pò diverso, che mi sono trovato ad approfondire negli ultimi giorni. Parliamo di marketing del territorio e albergo diffuso.

Il concetto di albergo diffuso è piuttosto semplice: ci sono una serie di strutture separate presenti in una determinata area (ville, appartamenti, piccole tenute), che sono collegate ad un’unica reception centrale. In pratica, invece di essere un hotel costituito da tante stanze diverse, è composto da appartmenti disseminati per la città. Fino a qui, nulla di speciale.

Quello che rende il concetto interessante, è che un albergo diffuso acquista valore se collegato al territorio e allo stile di vita delle persone che vi abitano. Queste strutture sono (o dovrebbero) essere parte di un luogo abitato, popolato, fervente, dove il turista riesce a vivere il life-style caratteristico della zona.

L’albergo diffuso ha, su tutte, due importanti ricadute economiche per le aree nelle quali sono inserite.
Innanzitutto, la rivitalizzazione di aree in via di abbandono: rendendo queste zone attrattive per i turisti, si riescono a ripopolare città e villaggi ricchi di storia e tradizioni, che altrimenti andrebbero a declinare a causa della fuga delle nuove generazioni. Attività, manifestazioni, eventi, persone: tutto contribuisce a rigenerare gli antichi borghi, belli da vivere sia per i residenti che per i visitatori.

Poi, la destagionalizzazione dell’offerta: la destinazione turistica dove è presente un albergo diffuso risulta attrattiva per tutto l’arco dell’anno; le scene di vita e la comunità locale (che sono i principali elementi di questo tipo di esperienza) sono presenti in ogni stagione. Con il vantaggio che i visitatori possono “assaporare” aspetti diversi e sempre nuovi di una località che varia la propria offerta a seconda del periodo. In questo modo, si riescono a generare introiti di gran lunga maggiori rispetto alle destinazioni cosidette “stagionali”.

L’albergo diffuso, che è un’idea tutta italiana, ha due aspetti molto interessanti anche dal punto di vista del marketing.

Il primo è legato all’autenticità dell’esperienza vissuta: nulla è costruito o organizzato a pacchetto; gli elementi dell’esperienza sono gli abitanti stessi del luogo e gli spaccati di vissuto che riescono a far vivere al visitatore, che si immerge nella vita e nelle usanze locali, vivendo un’esperienza unica e autentica. La ricerca dell’autenticità nei prodotti e nelle esperienze da parte dei consumatori, è una tendenza che attraversa tutti i settori, come ci ricordano i cari Pine e Gilmore, che su autenticità e marketing hanno scritto un libro.

L’altro apetto è collegato alla lentezza, allo “slow living”, un nuovo modo di vivere che si sta facendo sempre più largo nella nostra società. Questo stile di vita, che ha sempre più promotori, si contrappone alla velocità, al modo di fare spasmodico della modernità, proprio soprattutto delle grandi città. Ecco che alloggiare in un’albergo diffuso e vivere un’esperienza di questo tipo, è un modo per ritrovare quella lentezza che fa bene al corpo e all’anima, e che ci permette di cogliere quegli aspetti più piccoli e significanti di un luogo, di un cibo, di una relazione umana, che in una “fast-holiday” non saremmo in grado di cogliere.

Detto questo, a quale tipologia di turisti si rivolge questo tipo di offerta territoriale?

Secondo Giancarlo Dall’Ara, ideatore del concetto di “albergo diffuso” in Italia, il target sarebbero i cosiddetti turisti “permeabili“. Il turista permeabile è un turista curioso, predisposto agli eventi (e agli imprevisti) che gli possono capitare nel viaggio, che non si limita a scattare fotografie, ma che parla con le persone, che vuole comprendere le differenze, che vuole entrare (nel possibile) nei tratti tipici della cultura locale, e assorbire lo “spirito del luogo”. Spesso, il turista permeabile è anche un turista colto, ricercato, con buone capacità di spesa e un’alto livello culturale, interessato al folklore, alla storia e alle tradizioni locali.

A mio avviso, però, la permeabilità non deve essere soltanto una caratteristica dei turisti, ma anche della popolazione locale, il cui grado di apertura verso gli stranieri deve essere alto. Essere accoglienti, conoscere le lingue, mostrarsi predisposti al dialogo e all’interazione: tutto contribuisce a migliorare la qualità dell’esperienza, lasciandola comunque autentica. Per far sì che il meccanismo funzioni, andrebbe sviluppata una “cultura dell’accoglienza”: i promotori dell’albergo diffuso, insieme agli enti locali, devono far capire agli abitanti del luogo i vantaggi derivanti da un’apertura in questo senso nei confronti dei visitatori.

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