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Questioni di banda

Oggi riprendo una riflessione postata sulla nostra pagina Facebook aziendale. Mi sembrava interessante parlare anche qui di alcuni trend che si stanno profilando nella rete.

Internet sta cambiando piuttosto velocemente, passando da semplice contenitore di servizi a potentissima piattaforma di contenuti. Il passaggio dal 2.0 (fatto di sharing, peer2peer, blog, social network), al 3.0 è caratterizzato da due elementi, su tutti:

– Il real-time, la condivisione di contenuti in tempo reale. In molti comparti si stanno diffondendo le modalità per condividere flussi di dati audio/video live, dalle imprese, alle Università, ai privati: basti pensare alle video-conferenze, alle lauree on-line, ai film in streaming ecc.

– Il cloud computing, la “nuvola” della rete. Sempre più software e piattaforme sono fornite dalle aziende senza necessità di installare nulla nel proprio pc. L’ultimo esempio è Office 365 di Microsoft. In pratica, invece di acquistare un pacchetto da installare, si paga un canone annuale per accedere al servizio “hostato” nella rete.

Oltre a queste, che sono già una realtà consolidata (e una miniera d’oro per le aziende che ci hanno investito), abbiamo altre novità interessanti, delle quali si inizia molto a parlare. Tra tutte, il reality augmenting (realtà aumentata), ossia la possibilità tramite device mobile di aggiungere elementi virtuali alla realtà, e il web semantico, un sistema di ricerca e collegamenti ipertestuali evoluti, che permetterà di fare ricerche sempre più elaborate e complesse.

La questione scottante è questa: il nuovo modo di utilizzare la rete, soprattuto in relazione al real-time sta portando ad una saturazione della banda attuale. I contenuti real-time sono molto “esosi” da questo punto di vista; basti pensare che per caricare un solo video su Youtube è richiesta banda equivalente all’apertura di 100 pagine web. Per ampliare la banda attuale, però, sono necessari ingenti investimenti, che sono tutti a carico di chi gestisce queste infrastrutture (Telecom, Fastweb e compagnia bella).

Mentre i content provider (Facebook e Goole su tutti), che hanno portato il mercato verso questa direzione, traggono enormi ricavi dall’uso della rete, senza contribuire al suo sviluppo. Ecco perchè in molti iniziano a chiedere che questi colossi collaborino con gli operatori delle tlc per il potenziamento dell’infrastruttura. C’è chi parla di un “pedaggio” e chi vorrebbe far condividere parte degli introiti pubblicitari di Google e soci.

Inoltre, e questo è l’aspetto che ci interessa maggiormente, per gli utenti finali si potrebbe profilare un web “a due velocità”: gli Internet Service Provider offrirebbero piani e tariffe differenziate, a seconda delle modalità di utilizzo del traffico internet. Per semplificare, un video in streaming nelle ore di punta potrebbe costare più che mandare e-mail in piena notte. Staremo a vedere, noi restiamo in attesa!

Categorie:Uncategorized
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