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>Inquinamento atmosferico: quanto incidono i trasporti?

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Ritorniamo su un tema già affrontato, quello del cambiamento climatico. Nel post precedente avevo parlato della mancata percezione dei rischi da parte dei cittadini, che non hanno nè informazioni chiare, nè (spesso) l’interesse ad andare in profonfità su questioni così cruciali. Ora, cercherò di introdurre alcuni elementi per comporre il quadro dell’inquinamento atmosferico, che è una delle principali cause dei cambiamenti del clima.

Partiamo dalle cause. Quasi tutti noi associamo l’inquinamento atmosferico principalmente agli scarichi dei mezzi di trasporto, in particolare “su strada”. Perchè?
– l’iconografia tradizionale dell’inquinamento atmosferico ha sempre utilizzato l’immagine della “cappa di fumo” come simbolo, contrapposto a cieli limpidi, prati verdi e spazi aperti. Col passare degli anni, la popolazione ha iniziato ad associare l’inquinamento atmosferico principalmente ai gas di scarico dei trasporti, e in parte a quelli delle fabbriche.
– per i motivi di percezione di cui parlavo, lo smog dei trasporti è un fenomeno visibile, tangibile. Vediamo i gas che escono dai mezzi e le cappe scure che avvolgono le metropoli più intasate. Molte città si sono dotate di monitor per proiettare le emissioni di Co2 in tempo reale: una bella idea, ma il rischio è di canalizzare l’attenzione solo su questa forma di inquinamento.
– le campagne di marketing delle case automobilistiche sono sempre più “green-oriented”. Il consumatore è portato a credere che acquistando auto dai consumi ridotti o, meglio ancora ibride o elettriche, il problema dei gas serra può essere risolto (quando invece si dovrebbero far volare meno aerei, come vedremo ora).

In realtà, come spiega questo post di Antonello Pasini, i trasporti non sono l’unico settore che contribuisce a incrementare le emissioni dei gas serra. Per la precisione, i trasporti incidono per il 30% sul totale della produzione di CO2, che è solo uno dei gas serra inquinanti (gli altri sono i solfati e le polveri, che permangono per minor tempo nell’atmosfera ma contribuiscono comunque all’inquinamento). Ad esempio, vi sono gas serra “micidiali”, come i clorofluorocarburi (CFC), probiti da diversi anni, ma i cui effetti negativi sul pianeta continuano a farsi sentire, in quanto hanno una lunghissima permanenza in atmosfera. Un’altra statistica ci dice che i trasporti in Europa contribuiscono al 19% delle emissioni di gas serra complessivi.

Inoltre, proprio per i diversi effetti provocati dai numerosi tipi di gas, anche all’interno dello stesso “contenitore” trasporti il peso dei vari tipi di mezzi è diverso. In scala abbiamo aerei, mezzi su strada, treni e navi. Addirittura, per la presenza di alcuni tipi di solfati, le navi avrebbero nel breve termine un effetto “raffreddante”.

Insomma, il quadro della situazione è abbastanza complesso. Queste ulteriori considerazioni, che cercherò di ampliare per avere un quadro più chiaro possibile, sottolineano come le automobili e i mezzi di trasporto su strada in generale sono soltanto una minima parte delle cause del cambiamento climatico. E, seppur le case automobilistiche stiano promuovendo forme di trasporto verdi e alternative (il mercato dell’elettrico sta prendendo quota), è necessario capire le altre cause di inquinamento atmosferico, come i settori dell’industria e del civile.

Riguardo al trasporto, segnalo una recente ricerca del Pew Center che attesta che con l’introduzione di motori ibridi e elettrici sarà possibile ridurre le emissioni di gas serra fino al 65%. Previa però, come affermavo nel post precedente, la necessità di una presa di consapevolezza del pubblico e l’adozione di comportamenti adeguati.

Categorie:Uncategorized
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