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>Organizzazioni mafiose: marketing e egemonia

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Ieri sera mi sono trovato a seguire con grande interesse il dossier di Matrix sulla criminalità organizzata, dove era presente anche Gianluigi Nuzzi, autore del libro Metastasi.

Nuzzi porta sotto i riflettori un problema scomodo e poco conosciuto: le organizzazioni mafiose non operano soltanto al Sud, ma vi è una forte e radicata presenza anche al Nord. Le confessioni esclusive del pentito Di Bella causeranno di certo uno scossone politico alla Lega, che anche di recente si era difesa con veemenza sull’argomento.

Le ragioni che hanno spinto queste organizzazioni ad allargare i tentacoli al Settentrione, sono assimilabili a delle comuni strategie di mercato. In una recente intervista al Prof. Enzo Ciconte, storico della criminalità organizzata, emergono spunti interessanti riguardo al marketing della malavita, se così si può chiamare :
– la mission di queste organizzazioni è controllare l’economia, attraverso la gestione di sempre maggiori traffici illegali, come droga e prostituzione, grazie a una rete di rapporti su scala internazionale (soprattutto con i paesi del Sudamerica);
– la ridotta capacità di spesa degli abitanti meridionali sui prodotti immessi nel mercato nero (droga e sigarette) ha necessariamente portato le organizzazioni a delle strategie di espansione verso Nord, dove un migliore tenore di vita costituiva (e costituisce) un bacino di clienti finali molto più ampio e redditizio per i business illeciti;
– i fattori infrastrutturali, come migliore viabilità, reti di comunicazione, ecc. hanno facilitato, negli anni, le operazioni di insediamento e di networking nelle regioni del Nord;
– le prospettive occupazionali delle regioni più ricche hanno attirato al Nord molti emigranti meridionali, tra cui una buona percentuale di soggetti legati alla malavita. Questi soggetti hanno imposto l’egemonia mafiosa anche tra gli immigrati “onesti”, di fatto diffondendo la cultura mafiosa anche al Nord.

Ma, brevemente, cos’è questa cultura, quali sono gli elementi caratterizzanti il modus pensandi mafioso?
Innanzittutto la Mafia è una vera e propria egemonia culturale, che Antonio Gramsci intende come:

il dominio culturale di un gruppo o di una classe che sia in grado di imporre ad altri gruppi, attraverso pratiche quotidiane e credenze condivise, i propri punti di vista fino alla loro interiorizzazione, creando i presupposti per un complesso sistema di controllo

Questi punti di vista condivisi da tutti gli strati della popolazione, ad eccezione di una minoranza (imprenditori, commercianti e cittadini che si oppongono all’illegalità), costituiscono quella che Alex Giordano chiama una “forma mentale” che aderisce ad un preciso sistema gerarchico di potere, contrapposta allo Stato Italiano, visto come soggetto usurpatore, estraneo, nemico. In questo sistema egemonico accettato dai più, i valori di accettazione sociale sono quelli della prepotenza, dell’arroganza, del successo e del denaro: chi non aderisce a questi valori rischia di non sopravvivere.

Ecco perchè le fondamenta della lotta alla criminalità organizzata passano dall’educazione ai piu piccoli: scuole, chiese, organizzazioni giovanili, dove l’egemonia (ancora non dominante) della legalità cerca di essere diffusa prima che i ragazzi vengano “inquinati” irrimediabilmente dai valori dell’illecito. A questo scopo non può che far bene un libro come quello Antonio Nicasio , che parte dalla spiegazione del fenomeno non compreso dai ragazzi che vi nascono all’interno, proprio perchè parte imprescindibile della cultura di appartenenza.

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